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Gianni di Teramo detto " Morandi " " I' Sò Pè Lù Sport!!! "
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Il pensionato B.

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29

tutti un giorno rinnegheremo di essere stati azzurri

Com’è lecito aspettarsi, nell’8 settembre 1943 di Papi Berlusconi, nel giorno della resa dei conti, quando l’impero avrà esalato il suo ultimo respiro, molti di noi si autoproclameranno “mai stato azzurro, ma nemmeno per sogno”, e se proprio presi in castagna, “lo erano tutti in quel periodo”. Si giustificheranno così, in tanti, mentre altri addurranno scuse plausibili del tipo “se volevi lavorare, quella era la strada”. La storia non cambia mai, è sempre il presente del nostro futuro. Come nel primo dopoguerra così tra qualche tempo.

L’Italia non terminerà mai di avere i suoi bubboni extraparlamentari.

E così quel Popolo del predellino, che non è mai stato partito, bensì un movimento nato dal ventre del Biscione telematico, senza più il suo leader unico, dal pensiero altrettanto unico, e senza più una fotocopia ridens che lo possa sostituire, rischierà drammaticamente di estinguersi per implosione. Perché Berlusconi o perfino lo stesso Di Pietro sono le icone moderne di partiti leggeri, di movimenti mediatici nati nei salotti tv, destrutturati, senza sezioni o ras di quartiere, senza primarie, senza Via del Gesù o Botteghe Oscure. Partito azienda, rossoneri, viola, militarizzati, leggerissimi. Un soffio.

E come nel miglior Goldoni che si rispetti, il gran finale è in crescendo. Berlusconi è impazzito, che poi la follia distrugge sempre la ragione, ma mai l’umorismo, e a questo rassegniamoci, come pure alle sue barzellette da avanspettacolo, ai Mister Obamaaaa urlati in faccia alla Regina. E allora vai con gli attacchi scriteriati, con i calzini turchesi del giudice Mesiano all’ora della barba, un avvertimento in puro stile mafioso per un premier che, dai casi Noemi ed Escort, è entrato a piè uniti in una guerra mediatica dove pare sguazzare. Non v’è giorno che non lanci editti bulgari, romani, aquilani, e dai taccuini dei giornalisti, molti dei quali comunisti e farabutti, si annotano solo invettive contro un sistema Repubblica che lo vuole morto stecchito sul campo. Se poi deve sganciare 750 milioni di euro e attacca i comunisti come nel migliore stile di Radio Maria al culmine della sua febbrile giaculatoria religiosa, mica lo fa perché ha comprato un giudice.

Se pensa a Voltaire (quello di “non sono d’accordo con te ma darei la vita per consentire di esprimere le tue idee”) mica lo fa per Santoro, Vauro o Floris, forse per Galliani avendo scambiato il filosofo per un centravanti dell’Olimpic Marsiglia. Se minaccia un fotografo, mica lo fa per le proprie scorribande hard tra le stanze della sua villa in Sardegna e per le Mini Minor che poi magnanimamente elargisce in regalo (eppure in Gran Bretagna una ministra si è dimessa solo perché il marito sporcaccione si comprò mesi fa un dvd porno con i soldi dello stato. Altro mondo…inavvicinabile).

Se poi, tra una frana ed un terremoto, deve recarsi da una parte all’altra dell’Italia (tra l’altro pure iettatore ‘sto premier), mica lo fa per farsi un maxi spottone elettorale con i soldi dei contribuenti, nooooo… Se poi alla fine dovrà pure dimettersi per cotanto casino, “il migliore statista degli ultimi 150 anni” (ma forse voleva intendere “stilista”), mica lo fa perché ha rotto le scatole. No, lui è davvero un utilizzatore finale, e nella ghedinata c’è il senso delle cose…sue. Dopo aver finito ad utilizzare lo stato, i suoi apparati, le escort, la nostra pazienza, i lodi, le leggine ad personam, i cavilli, le prescrizioni, gli stallieri, Craxi stesso, il bontempone passerà finalmente ad utilizzare la sua pensione finale e d’oro togliendo per sempre e cortesemente il disturbo arrecato ad un popolo oltraggiato come ai tempi della mascella volitiva.

Non sono mai stato azzurro, nemmeno per sogno. Poi lo erano tutti in quel periodo. Tanto se volevi lavorare, quella era la strada.

Il mio libro

mar
29

VINCENZO MISURACA / MAURIZIO DI BIAGIO

SULLA VIA DELLA TRASGRESSIONE

Vincenzo Misuraca / Maurizio Di Biagio, “Sulla via della trasgressione”, Midgard Editrice, 2008

Vincenzo Misuraca, nato a Montorio al Vomano il 24 febbraio 1962 e residente a Teramo. Ha pubblicato il giallo “Rovaniemi” (MEF Editore).
Email: [email protected]

Maurizio Di Biagio, giornalista e scrittore, è nato a Teramo il 30 novembre del 1959.
Collabora con la testata de “Il Messaggero”, con il free press “Teramani” e con il settimanale “L’Araldo Abruzzese”. Ha prodotto diverse opere letterarie, tra cui “Il diavolo in paradiso” e “Federico diceva”, collaborando anche alla stesura di “Cent’anni di Araldo”.


“La scena pare essere la solita, se si pensa di stare dinanzi al televisore. Ma la ragazza continua ad urlare e a disperarsi, e tutto ciò mi inquieta, perché mi riporta alla realtà. Il ragazzo agonizza a terra. Quel po’ di sonno mi ha ridato forza, così mi allontano, faccio qualche chilometro con la macchina, poi ripensando alla persona a terra, accosto, apro lo sportello e vomito”.

“Ritengo che l’opera sia senz’altro efficace, sia per forma letteraria, che dal punto di vista della trama, coinvolgente e ricca di suspance, opera senz’altro basata sia su temi esistenziali, sempre attuali, che sulla trasgressione come forma di compensazione (se non di realizzazione).
Il testo è senz’altro particolare, con situazioni originali ricche di forza allegorica e di verve descrittiva, con
ambientazione efficace, attraverso una scrittura godibile proprio per il sapore di autenticità che riesce a trasmettere, oltre che per lo stile nitido, ma anche spigliato e a tratti fortemente espressivo.
Infatti, mi sembra valido anche per lo stile della narrazione, ben articolato e ricco di allusioni, sempre di notevole forza icastica e descrittiva….riesce a coinvolgere il lettore, grazie anche alla forma letteraria intensa e vivace”

Commento di Ubaldo Giacomucci

In copertina: “Il Gusto” di Berardo Di Bartolomeo

ISBN 978-88-95708-17-1

Il libro costa 9,00 €, più le spese postali.